Da oggi è in distribuzione il mio nuovo volume “Giochi enigmistici”, un libro fresco di stampa e forse abbastanza sorprendente per il suo contenuto. Infatti pochi sanno che il poeta di Conflenti Vittorio Butera (1877-1955) con lo pseudonimo di SILANO, pubblicava su riviste nazionali giochi enigmistici di grande valore. I suoi componimenti, per la maggior parte inediti, erano conservati nel suo Quaderno n. 13, interamente trascritto.

Nel volume si trovano 187 giochi enigmistici (enigmi, indovinelli, sciarade, ecc.) con le soluzioni spiegate e commentate. Da evidenziare anche la presenza di una preziosa nota bio-bibliografica su Vittorio Butera scritta da Vittoria Butera, saggista e autrice di numerosi volumi, che sta curando con il Centro Studi Vittorio Butera di Conflenti l’edizione dei tanti manoscritti inediti che il Poeta Butera ci ha lasciato.

Le soluzioni sono presentate separatamente dai giochi in modo che i lettori possano provare da soli a risolvere i giochi, ricorrendo all’aiuto solo se lo desiderano.

Ringrazio, come ho già fatto nel volume, Giuseppe Riva (Pippo) dell’Associazione Culturale Biblioteca Enigmistica Italiana “Giuseppe Panini” di Campogalliano (Modena) per il fondamentale supporto fornito sugli aspetti tecnici dell’enigmistica classica e i tanti preziosi consigli.

Locandina vendita libro


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Cari amici, il 4 agosto 2022 alle ore 16.30 in località Monaco presso la sala convegni del Centro visita “Antonio Garcea “ di Villaggio Mancuso (Taverna) presenterò il volume del prof. Franco Emilio Carlino “Storia di un Territorio. Il Reventonio-Savuto” edito da Pellegrini.

Il libro è una serie di quadri storici su 27 borghi del comprensorio Reventino/Savuto in cui l’Autore prende in esame l’origine, l’evoluzione, le caratteristiche ambientali di tutti i borghi, corredando il volume con le splendide fotografie di Mario Migliarese. Il prof. Carlino mi ha dato il grande onore di affidarmi la presentazione del volume, compito che spero di adempiere nel migliore dei modi. Vi aspettiamo numerosi.

Locandina
libro

AGGIORNAMENTO

Quelle che seguono sono alcune immagini (dal profilo FB di Franco Emilio Carlino) della manifestazione.

Presentazione

QUESTO E’ IL TESTO DEL MIO INTERVENTO

Inizierei con l’assegnare al volume STORIA DI UN TERRITORIO [IL REVENTINO-SAVUTO] una collocazione in un ambito tematico. Quelle possibili sarebbero Storia, Geografia, Antropologia e poi le loro commistioni come Geostoria e Geopolitica. L’Autore, già nelle prime parole dell’introduzione, dichiara un intento antropologico, citando ampiamente la dimensione unificatrice della lingua pressoché uguale nei paesi del territorio esaminato, quindi forse la collocazione più calzante sarebbe quella di un saggio storico-antropologico su un territorio.

Un aspetto piuttosto interessante è quello del territorio oggetto di indagine.

In effetti il binomio Reventino-Savuto per indicare una parte del territorio calabrese, è un’introduzione abbastanza recente e, se vogliamo, anche abbastanza inconsueta data la sua natura ibrida di toponimo montano-fluviale.

Credo che questa particolarità sia stata ereditata dalla denominazione di Comunità montana del Savuto, oggi soppressa come tutte le altre, che poi si è trasmessa al Progetto Aree interne   che ha trovato riscontro in percorsi politico-amministrativi come il progetto di Valorizzazione delle Aree interne (2015). In questo progetto sono stati coinvolti 14 comuni: Bianchi, Carpanzano, Colosimi, Panettieri, Parenti, Pedivigliano, Scigliano (in provincia di Cosenza); Carlopoli, Cicala, Conflenti, Decollatura, Motta Santa Lucia, Serrastretta, Soveria Mannelli (in provincia di Catanzaro). Anche altri progetti di collaborazione tra istituzioni scolastiche, fino a ipotizzare anche qualche fusione, aveva avuto questa denominazione.

Non so se siano state queste sollecitazioni a far porre l’attenzione di Franco Emilio Carlino su questo territorio. Forse hanno avuto un ruolo, ma marginale, mentre credo invece che sia stata la scoperta del fattore antropologico ad avergli fatto da stimolo. Lo dice egli stesso nell’introduzione quando racconta di essere stato colpito dalla “scoperta” condivisa dagli amici Migliarese e Talarico della comune origine sciglianese dei loro comuni di origine, vale a dire Mandatoriccio e Petronà.

Questa è forse la chiave di lettura più corretta sull’origine di questo lavoro. Gruppi di persone che si sono incontrate per discutere di poeti e poesie, di dialetto, di valorizzazione della cultura materiale e immateriale, hanno portato alla nascita di gruppi facebook di appassionati di genealogia, di tradizioni, di dialetto, insomma di tutto ciò che Franco ha messo in questo suo libro. Per chi conosce abbastanza bene i dialetti e le parlate dei vari paesi, è abbastanza agevole riconoscere origini e collegamenti tra paesi altrimenti insospettabili. Quando parlo al telefono con Franco, mi sembra proprio di parlare con uno sciglianese doc; quando parlo con uno di Petronà capisco che le nostre parlate sono simili a dispetto della distanza che ci separa.

La lingua, dunque, e le tradizioni sono il legame che ci uniscono. Seguendone le analogie e le differenze si scoprono storie comuni dimenticate. Dico dimenticate perché uno dei vizi dei calabresi è quello di dimenticare. Nel corso delle mie ricerche sulla storia di Decollatura – in particolare riguardo al periodo dell’occupazione francese del 1806 – ho trovato uno scritto di un autore francese il quale, avendo visitato i luoghi della Calabria in cui si erano svolti gli episodi più significativi di rivolta contro l’occupazione, si è molto meravigliato della totale assenza di lapidi e monumenti a memoria di quei fatti. Lo stesso potremmo dire dell’assenza della memoria sui fatti del Risorgimento o, ancora, sul contributo dei partigiani calabresi alla Lotta di Liberazione, completamente dimenticati da tutti, ma il discorso ci porterebbe molto lontano. È questa assenza di memoria che rende difficile la ricostruzione di fatti neanche troppo lontani e ci condanna a percepire le nostre comunità a un livello inferiore a quello che invece meriterebbero.

Veniamo adesso a un’analisi della struttura del lavoro di Franco Carlino. Il libro è articolato in quelli che potremmo definire 27 quadri storici, ciascuno dei quali è focalizzato su un comune o, in alcuni casi, su un’entità trasversale che prescinde dalle divisioni territoriali. Come per i quadri, c’è un titolo che ne esplicita la chiave di lettura da parte dell’Autore. Per esempio cito:

  • Decollatura. un’incantevole realtà calabrese della Sila posta alle pendici del monte Reventino
  • Dalla vetusta ‘Porchia’ alla moderna Motta Santa Lucia
  • Scigliano. Dall’antica ‘Sturni’ a città regia

ma anche

  • L’abbazia di Corazzo e il carisma dell’abate Gioacchino

e così via.

Il modello dell’esposizione cui sembra ispirarsi l’Autore, è quello dei grandi libri di divulgazione geografica editi dal Seicento all’Ottocento, dai quali trae e cita molto materiale. Questo è un punto molto importante da evidenziare. La struttura di quelle opere, così come quella del Nostro, non è quella tipica di un libro di viaggi con indicazioni di percorrenze e di luoghi dove mangiare o dormire, sperimentati e consigliati. Franco non ha in mente questo schema. Egli ha attinto a una bibliografia e sitografia molto articolate lasciando ai rispettivi autori, sempre rigorosamente indicati, la responsabilità della corrispondenza dei dati alla realtà.

Ad esempio quando dice che a Sersale

In una località detta Grippa, zampilla una sorgente d’acqua minerale: è questa sulfureo ferruginosa; ha la temperatura dell’aria ambiente, e si prende in bevanda. Viene consigliata nei casi di dispepsia e di gastralgia.

le proprietà curative di quell’acqua sono sostenute da Amato Amati nel suo Dizionario Corografico del 1868, a nulla valendo quindi le rimostranze per mancata efficacia nei confronti di Carlino.

Il fatto di trattarsi di un’opera basata essenzialmente sulle fonti ha due implicazioni.

La prima è che non si può pensare di utilizzarne i contenuti come prova dirimente su questa o quella faccenda dibattuta degli storici locali. Non è questo che ha inteso fare il prof. Carlino. Il suo scopo è stato quello di mettere insieme e presentare le diverse realtà così come le hanno collocate le opere precedenti.

La seconda è legata alla prima. Se le risultanze del meticoloso lavoro di sintesi fatto da Carlino sulle fonti lasciano scontento qualcuno, vuol dire che è costui che deve ancora lavorare per far emergere la sua versione dei fatti. Dovrebbe invece, costui, ringraziarlo per aver svolto il ruolo di cartina al tornasole, di saggiatore: se qualcosa non li convince, bisogna che LORO si mettano al lavoro!

         Il volume è invece utile, per non dire indispensabile, per trovare raccolte insieme le “biografie” essenziali di tanti luoghi che altrimenti sarebbe assai difficoltoso, lungo e dispendioso (di tempo e denaro) acquisire direttamente attraverso specifiche ricerche.

Allo stesso tempo, pur non essendo, come già detto, un libro di viaggi, il suo contenuto può essere vantaggiosamente utilizzato per una “rapida” preparazione culturale alla visita dei vari luoghi, rinviando a un secondo momento gli approfondimenti e la scelta delle strutture per una ristoratrice pausa gastronomica.

Naturalmente Carlino dà la sua chiave di lettura dei territori. Proprio perché si tratta di “quadri”, ha dovuto per forza scegliere cosa far entrare nella scena e cosa tenere fuori, cosa scegliere come titolo del quadro stesso e cosa escludere. Ma questo è proprio ciò che distingue un autore da un altro, è ciò che ce ne fa apprezzare lo stile ed eventualmente decidere di seguirlo nelle sue successive fatiche. 

Torniamo alla struttura del volume. È molto bella l’idea di datare ognuno di quelli che ho chiamato “quadri” con il luogo e la data di esecuzione. L’ordine dell’inserimento dei capitoli nel volume segue proprio la date scrittura, tranne un paio di casi, forse per ragioni di impaginazione. Il primo è datato 24 giugno 2018 a Rossano, proprio mentre si preparava la Festa della mietitura del grano di quell’anno, coincidenza forse non casuale, ma le date vanno dal 16 giugno al 7 ottobre del 2018.

         L’organizzazione del testo per ogni scheda segue uno schema abbastanza regolare e sistematico. Si inizia con i riferimenti alle origini dei luoghi, o meglio, alle prime tracce che se ne trovano nelle opere degli autori più rappresentativi, sempre puntualmente indicati. Vengono fornite indicazioni sul numero degli abitanti e sul loro appellativo, sull’estensione del territorio, ecc.

Si prosegue con la descrizione della struttura e l’articolazione dei nuclei abitati che compongono il comune, sui principali edifici religiosi e civili, sulle risorse economiche, sulle vicende amministrative che ne hanno determinato l‘assetto. Ne sortisce un mix molto equilibrato e gradevole tra il linguaggio classico dei brani degli antichi autori, cucito e raccordato con le parole dell’Autore stesso in maniera mirabile.

         Per avviarmi alla conclusione, voglio parlare adesso di qualcosa di cui raramente si parla in occasione delle presentazioni di libri. Invece qui voglio proprio soffermarmi sulle qualità della scrittura e del libro come prodotto editoriale.

         Ho molto apprezzato lo stile narrativo di Franco Carlino. Mi piace il suo uso delle frasi piuttosto brevi, l’efficace uso delle incisive, la precisione nell’uso del corsivo, i link a pagine internet sempre funzionanti. Oltre a ciò è doveroso sottolineare la poderosa sezione bibliografica che si sviluppa sia nei puntuali riferimenti nelle note a piè di pagina sia nelle pagine finali dove il lettore può trovare le indicazioni per eventuali approfondimenti. La sitografia contiene i link alle pagine internet consultate dall’Autore, ormai a tutti gli effetti da considerare un ‘estensione obbligatoria della bibliografia.

Tre sono gli indici inclusi da Carlino nel suo lavoro.

Il primo è l’Indice dei nomi. Non è un semplice elenco di nomi con l’elenco dei numeri delle pagine in cui si possono trovare, ma un vero e proprio indice ragionato, con la specificazione che segue il nome e che suggerisce al lettore se quelle pagine sono effettivamente di suo interesse. Fra queste parole chiave troviamo antica popolazione, papa, poeta, successore ai Sanseverino nella gestione feudale, nome di famiglia, casato, cognome, ecc. ma anche “Dio, essere supremo”.

Il secondo è INDICE DEI LUOGHI, ARCHIVI, CHIESE, PALAZZI, MONUMENTI, ISTITUZIONI, ETC CON ALCUNE VOCI ORDINATE ANCHE PER CATEGORIA. Qui si trovano raggruppati i toponimi, i nomi dei villaggi, dei corsi d’acqua, dei monti, ecc.

Il terzo è l’ INDICE DELLE COSE NOTABILI PER ALCUNE VOCI STRUTTURATO ANCHE PER CATEGORIA. Si tratta di qualcosa di intermedio tra un glossario e una mini-enciclopedia dove il lettore che non è molto pratico dei termini usati nei libri di storia, può trovare un aiuto per comprendere appieno il significato di quello che legge.

Può capire, per esempio che Portulania o portolania significa  ufficio e funzioni del portulano nelle province  napoletane, riscossione del dazio

 oppure Decurionato, gruppo di persone preposte all’amministrazione del comune.

Infine voglio parlare del materiale fotografico. Le immagini in un volume di queste dimensioni, creano spesso dei problemi agli autori e agli editori. Se, per contenere le dimensioni del volume e, di conseguenza i costi, si utilizzano foto con piccolo formato, diventano praticamente inutili e persino fastidiose. Questo per non parlare della difficile convivenza fra testo e immagini con allineamenti di fantasia, dovuti alla capricciosità del programma Word con cui quasi sempre lavorano gli autori.

D’altra parte, l’utilizzo del formato a pagina intera, avrebbe aumentato le dimensioni del volume e reso difficile la lettura di un saggio come questo in cui sono presenti citazioni, riferimenti, date che non è agevole distribuire in più pagine. Carlino ha trovato il giusto equilibrio, probabilmente anche grazie alla sapiente regia di una grande casa editrice come Pellegrini che sa come regolarsi in questi casi.

Abbiamo molte immagini a pagina intera, spesso anche nella posizione più prestigiosa di destra, ma anche tante a tre quarti di pagina dove contribuiscono moltissimo a rendere l’atmosfera dei luoghi di cui si parla.

E veniamo alla qualità delle immagini che si devono a Mario Migliarese, la persona che insieme a Francesco Talarico, come già detto, lo hanno stimolato a intraprendere il cammino che è sfociato nella pubblicazione che oggi presentiamo.

Mario è una persona che ho conosciuto qualche anno fa in occasione di eventi riguardanti la poesia di Michele Pane e che poi ho ritrovato in altre situazioni che toccano trasversalmente i nostri territori. È una vera forza della natura, instancabile animatore di tutte le possibili attività culturali. Scrive, canta, recita, compone musica e canzoni, organizza escursioni ma non sapevo che fosse un fotografo così ispirato. Dirò di più. Nella sua nota sulla fotografia presente nel libro, parla di tante cose ma non della sua vena di fotografo, forse perché ritenuta capace di spiegarsi da sola in quanto assorbita dal suo amore per le cose che riprende. E invece osservando quelle foto mi colpisce la sua capacità di creare immagini senza tempo, anzi col tempo sospeso. Non ci sono persone, tranne in un caso in cui non deve essere riuscito a evitarlo. Non ci sono persone, animali o cose, non ci sono automobili (tranne un caso, ma moto distanti), non si percepisce la presenza invasiva di parabole, fili elettrici, motocarri degli ambulanti e così via.

Si comprende a stento – per esempio osservando la presenza di alcuni elementi di arredo urbano – che non si tratta di foto antiche ma è quasi come se, attraverso la pulizia compositiva della foto e la scelta attenta dell’inquadratura, fossero in grado di risucchiasse verso il passato anche gli elementi attuali, producendo paesaggi senza tempo.

Migliarese non ricorre alla grottesca  presenza di barili, pacchiane, pecorai con le cioce o, peggio ancora, dei briganti col cappello alla calabrese e il fucile a trombone, l’arrotino, le tovaglie a scacchi, tutte cose che dovremmo tutti respingere non riconoscendoci nel calabrese pittoresco e forse un po’ anche mezzo brigante che troppo spesso ci autocondanniamo a rappresentare.

In conclusione, un ringraziamento a Franco Emilio Carlino, per un’opera così interessante e utile per farci conoscere meglio l’uno con l’altro e riunire quello che i terremoti, il bisogno, l’economia e la voglia di scoprire nuovi orizzonti, ha separato.

© Giuseppe Musolino 2022


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È stata pubblicata ieri 30 marzo la soluzione del problema I giardini di marzo. Ogni mese la prestigiosa rivista scientifica Le Scienze presenta un problema invitando i lettori a inviare le soluzioni che saranno pubblicate nel numero successivo e anche sul blog curato dai cosiddetti Rudi Matematici, i tre auotori che rispondono ai nomi di Rudy d’Alembert, Alice Riddle e Piotr Rezierovic Silverbrahms.

Il quesito del mese di marzo 2022 è centrato sulla geometria dei triangoli e può essere così riassunto:

All’interno di un triangolo, si sceglie un punto P arbitrario. Da questo si tracciano le perpendicolari ai tre lati del triangolo. I piedi delle perpendicolari individuano tre punti sui lati definendo un altro triangolo, dal quale si ripete la stessa costruzione dal punto P. Ci si ferma quando si ottiene un triangolo simile all’originale.
Dimostrare che questo è sempre possibile.

I giardini di marzo

La soluzione che ho inviato è stata pubblicata come potete leggere andando alla pagina dei Rudi Matematici  (LINK).

triangoli pedali

Sono diversi anni che le mie soluzioni sono pubblicate da Le Scienze e, diciamolo, riscuotono sempre un certo apprezzamento come potrete verificare visitando alcune delle pagine d’archivio a QUESTO LINK. Non compaiono tutte le mie soluzioni perchè, come in questo numero, i solutori vengono indicati col nome senza cognome (da tempo sono indicato solo come Giuseppe).

La soluzione completa potete leggerla in QUESTO pdf oppure direttamente dal sito di Le Scienze in cui è presente (l’unico caso!) il link con lo stesso file.

Perchè invio le soluzioni, esponendomi al rischio di qualche clamoroso “infortunio” che poi magari sarebbe pubblicato? Perchè la passione per la scienza e la matematica non cessano con la vita lavorativa ma continuano per sempre, almeno fino a quando si prova emozione nel misurarsi con le cose vere, quelle in cui non si decreta se si ha ragione per alzata di mano!


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