Cari amici,

con grande soddisfazione vi annuncio che questa mattina ho ritirato dalla tipografia le copie fresche di stampa del mio nuovo volume Decollatura. Volume II.

Si conclude così la lunga ricerca che ha visto la pubblicazione del primo volume nel 2017 e a distanza di quattro anni questo secondo corposo testo di 600 pagine che spero sia gradito da tutti gli appassionati di storia.

Indice
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A breve il volume sarà presentato al pubblico e inizierà la distribuzione.


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La giornalista Annarosa Macrì, dalle colonne della sua rubrica “Lettere e interventi” su «il Quotidiano del Sud» di ieri 15 dicembre 2020, ha risposto a una mia lettera che le avevo scritto il 28 ottobre sull’etimologia del nome Decollatura, tra l’altro commentandola con belle parole.

Articolo 15 dicembre 2020

Tutto era nato con un’altra lettera del 1 ottobre, questa volta scritta dall’amico Filippo Cardamone che coltiva una grande passione per Decollatura e la sua storia, il quale confidava alla giornalista la scarsa attenzione dimostrata dai professori di storia dell’Unical — che frequenta come studente-lavoratore — ai suoi quesiti sulle ipotetiche battaglie cui avrebbero partecipato Pirro o forse l’imperatore Ottone. In particolare, Filippo lamentava la non conoscenza di Decollatura tout court da parte del suo docente che, come è nell’immaginario di ogni discente, dovrebbe essere in grado di dare una risposta definitiva a tutte le curiosità dei propri allievi. Rispondeva Macrì che non è possibile conoscere tutto della storia della Calabria e, figuriamoci, del mondo, ma che la questione da lui sollevata avrebbe potuto trovare risposta attraverso la consultazione di qualche buon manuale di storia mentre, avvisa, è meglio lasciar pronunciare su queste cose gli specialisti e non improvvisarsi storici “da bar”.

Lettera di Filippo Cardamone

Passa qualche giorno e ad Annarosa Macrì giunge la lettera del prof. Antonio Zumbo, docente di Storia Romana all’Unical, che si riconosce nel professore di cui si parla e argomenta, un po’ piccato, una risposta che ha destato la mia attenzione. Dunque, afferma il prof. Zumbo, la prima cosa di cui occorre dotarsi è il metodo storico che consente di navigare correttamente tra i testi che hanno affrontato le questioni di nostro interesse. Se lo studente lo avesse fatto, sembra dire Zumbo, non sarebbe incorso nella cattiva interpretazione delle parole dello storico Barrio il quale nel 1571 sembra suggerire (ma è una sua idea) che la battaglia tra Pirro e Mamertini di cui parlano gli antichi Strabone e Plutarco si sarebbe svolta a Decollatura. Si sarebbe dovuta tenere separata la verità del passaggio di Pirro dalla Calabria (lo dice Plutarco) da una battaglia svoltasi a Decollatura (lo ipotizza Barrio). La conclusione per Zumbo è ovvia: non c’è stata nessuno scontro di Pirro con i Mamertini e meno che mai si è svolta a Decollatura, quindi l’etimologia del nome non può in alcun modo poggiare su battaglia sfociata in una serie di numerose decapitazioni (dal sost. latino decollatio = decapitazione).

Lettera del prof. Zumbo

«La città di Decollatura non ha bisogno di fantomatiche battaglie combattute sul suo territorio per nobilitare la sua origine e le sue bellezze paesaggistiche», conclude il prof. Zumbo, chiudendo la questione. Leggendo le due lettere non potevo rinuciare a intervenire per dire la mia visto che all’etimologia di Decollatura ho dedicato molte pagine del mio saggio Decollatura. Volume I del 2017. Non solo non sarebbe stato educato nei confronti della giornalista che ha pubblicato due lettere sull’argomento, ma nemmeno nei confronti del prof. Zumbo il quale, se riterrà, potrà continuare l’interessante discussione.

La mia risposta l’avete potuta leggere nell’articolo in cima a questa pagina ma lo riporto qui di seguito nella sua versione integrale (la giornalista ha dovuto sintetizzarlo per motivi di spazio; QUI potete trovare il testo originale):

Gentile dott.ssa Annarosa Macrì,
Le scrivo da Decollatura, nome sulla cui etimologia è recentemente intervenuto il prof. Zumbo con una lettera in risposta a un suo “maturo” studente, Filippo Cardamone che conosco personalmente. Io sono nato e vivo a Decollatura, dove ho portato avanti contemporaneamente il mio lavoro di docente (da due mesi in pensione) di Matematica e fisica nel Liceo e la ricerca nel campo storico. Quest’ultima attività mi ha spinto a pubblicare alcuni saggi – su Michele Pane e sulla storia del territorio – nonché a essere propulsore dell’avvio di ricerche archeologiche che hanno dato risultati sorprendenti. Tornando al tema dell’etimologia di Decollatura, sembra proprio di essere davanti a un mistero. Anch’io ritengo che l’origine del nome non abbia niente a che fare con decapitazioni o con Pirro, finora le principali ipotesi in campo. Escludendo le ipotesi fantasiose sulla derivazione del nome da Thurii, de collis ituri, ecc. non rimaneva alcuna altra possibilità. A questo è dovuto lo sgomento di Cardamone davanti all’assenza di risposte certe, o almeno di buone ipotesi alternative, quelle che in qualche modo si aspettava di trovare nel mondo universitario cui con tanta fiducia si era rivolto affrontando i disagi dei frequenti spostamenti. Anch’io avrei auspicato un maggiore interessamento sul territorio da parte del mondo accademico, magari attraverso l’assegnazione di tesi agli studenti oppure di un intervento diretto, ma purtroppo ancora si è visto poco. Spinto dalla necessità, ho seguito una strada diversa. Al metodo storico secondo cui prima di ipotizzare o pronunciarsi su qualcosa bisogna imbattersi in un testo o in una ceramica che manifestino un dato incontrovertibile, ho preferito il metodo scientifico, quello che mi viene dagli studi e dalla laurea in Fisica, secondo il quale le scoperte si fanno partendo da ipotesi prodotte sulla base dell’osservazione e della propria capacità di vedere nessi tra i vari elementi, anche quelli prima trascurati, poi andando a cercare le conferme.
Ecco quindi che in un mio volume pubblicato nel 2017 ho esposto un’ipotesi di lavoro che qui riassumo brevemente. Parto dalla constatazione che la peculiarità alla base della prima occupazione del territorio di Decollatura è proprio la sua posizione di controllo dell’accesso al valico che mette in collegamento il golfo di Lamezia e l’entroterra della pre-Sila e la stessa Sila. Non c’è un modo agevole per raggiungere velocemente il Tirreno senza passare da Decollatura, nemmeno per i Canadair che d’estate vediamo solcare il nostro cielo. Il controllo del territorio e del valico sono dunque, con tutta evidenza, l’elemento fondativo alla base dei primi insediamenti di Decollatura. Se fosse così, è in questa direzione che si trova la soluzione etimologica del suo nome. Passando alla fase della verifica dell’ipotesi, osserviamo che esiste l’antico quartiere Passaggio, così chiamato proprio perché lì, fino al 1792, il feudatario imponeva il pagamento di un tributo per il transito in direzione di Nicastro, e quindi del Tirreno, e che appaltava a terzi per 74 ducati annui. È chiaro che doveva essere un punto obbligato di transito perché, se ci fossero state strade alternative, tutti avrebbero evitato il pagamento. Il passaggio da Decollatura di Carlo V nel 1535, la strada postale Cosenza-Nicastro parte della Napoli-Reggio che ha lasciato traccia nel toponimo “Via dei Cavallari”, i ritrovamenti di resti di ceramiche risalenti al periodo greco-romano nelle vicinanze, le ceramiche a impasto ancora più antiche, i resti di una strada (forse romana), il toponimo “Piano Romano” esteso a tutta la zona di cui sto parlando, il toponimo Reventino – di cui Decollatura è la porta di accesso – mai affrontato dal mondo accademico ma probabilmente connesso con un Repentinus romano, la presenza di un grandissimo numero di pietre coppellate soprattutto nei pressi dei percorsi di montagna, sono tutte testimonianze che da qui si doveva necessariamente passare e che a qualcuno “piaceva” controllare chi lo faceva. Per chiudere il cerchio occorreva cercare e trovare un nesso tra questa caratteristica fondativa di Decollatura e il suo nome, cosa cui credo di essermi avvicinato molto considerando che l’antico nome del tributo per il passaggio è corretura, quindi il nome alternativo del quartiere di cui sopra, anzi quello precedente esteso in senso lato a tutto il territorio, sarebbe stato Corretura. Chi conosce l’utilizzo antico delle abbreviature nella lingua scritta (diplomi, pergamene, atti giuridici) sa che per leggerle e sciogliere correttamente un testo è necessario conoscere la parola intera altrimenti si interpreteranno le poche lettere scritte con la parola sbagliata. Eccoci arrivati alla parte finale del mio ragionamento: qualche copista che non conosceva la parola corretura e quindi neanche de corretura scritta omettendo lettere e inserendo trattini, punti o tilde, nello sciogliere qualcosa contenente di leggibile forse solo un “de” iniziale o un “ra” finale abbia pensato a decollaturam, suggestionato dalla somiglianza con quanto capitato a san Giovanni, come chi era abituato a leggere libri religiosi, specialmente se era un frate conventuale. Ecco quindi l’equivoco che avrebbe dato origine al nome di Decollatura, ipotesi da perfezionare e da verificare ulteriormente ma non sottovalutare perché, come ha avuto il coraggio di scrivere Roberto Spadea nella Prefazione al volume “1a Carta archeologica del territorio di Decollatura”, nel 1982 si era sbagliato nel classificare come poco interessanti i resti di una sepoltura ritrovata fortuitamente a Decollatura in occasione di lavori agricoli, poi dimostratasi essere parte di un ampio contesto romano e magno-greco. La prova regina alla mia ipotesi sarebbe il ritrovamento di una pergamena originale risalente, per esempio, agli anni intorno al 1000-1200 in cui fosse presente il nome Decollatura e vederne la scrittura abbreviata. Queste pergamene esistevano ed erano relative agli atti di donazione di terreni posti a Decollatura all’Abbazia di Corazzo, giunte fino a noi solo in copie del ‘600, quindi con la lettura fattane dai monaci dello scriptorium della stessa abbazia. Chissà che prima o poi non si trovi qualcosa, ora che, secondo la mia ipotesi, sappiamo cosa cercare.
Nel salutarla cordialmente e ringraziarla per l’ospitalità, mi unisco volentieri alla sua richiesta di “assoluzione” per lo studente Cardamone.
Giuseppe Musolino, Decollatura

Spiego il senso della lettera. Parto innanzitutto dichiarandomi d’accordo col prof. Zumbo (non che questo possa contare qualcosa, certo!) perchè il nesso tra la cruenta battaglia e l’etimologia di Decollatura non esiste e anch’io penso che qui non ci sia stata nessuna decapitazione. Ma — e qui vengo alle ragioni dello studente — perchè non ci viene proposta una soluzione alternativa? Di chi dovrebbe essere il compito di provare a tirare fuori un’ipotesi etimologica alternativa e accademicamente corretta, prodotta da chi sa di latino, di greco e di tutte le lingue antiche? Lo stesso prof. Zumbo la definisce una vexata quaestio risolta da tempo. Lui si riferisce alla battaglia mai avvenuta, e siamo d’accordo, ma rimane aperta l’etimologia di Decollatura, quella su cui in genere si preferisce glissare. Certo, è un terreno scivoloso: si rischia di sbagliare o commettere qualche gaffe e quindi gli storici di professione cercano, se possono, di evitare di pronunciarsi. Noi, che storici di professione non siamo ma solo appassionati ricercatori e innamorati della nostra terra, siamo dovuti uscire allo scoperto e, se devo dirla tutta, i risultati non sono mancati, se non in questo specifico aspetto almeno su molti altri. 

Alcuni esempi di abbreviature

Alcuni esempi di abbreviature (da Wikipedia)

 

Manoscritto del XVI secolo

Esempio di abbreviature: Manoscritto del XVI secolo

Venendo all’etimologia di Decollatura e rimandando, per chi avesse voglia di leggere un libro, al mio volume, credo possa bastare la sintesi presente nella lettera ad Annarosa Macrì. Non mi dispiacerebbe avere osservazioni in merito, anzi ne sarei felice, se servissero a portarci ancora più vicino alla verità.

Giuseppe Musolino

Decollatura, 16 dicembre 2020




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Oggi il Comune di Decollatura compie il 218° anno di vita poichè vide la luce il 29 aprile del 1802 dopo una lunga e difficile vertenza che si svolse presso la Regia Camera della Sommaria di Napoli. L’intera vicenda è stata dettagliatamente da me raccontata nel libro Decollatura. Volume I pubblicato  nel 2017. Si tratta quasi di un romanzo tanti sono stati i colpi di scena che si sono verificati nella causa promossa dai nostri leggendari fondatori con a capo Giuseppe Scalzo, mai abbastanza ricordato.

Quella che segue è l’immagine del primo sigillo adottato dal Comune che riporta la scritta «TERRA DI DECOLLATURA – S. BERNARDO ABATE – 1802» e all’interno dell’ovale una semplice quanto bella rappresentazione del santo con le mani giunte e l’insegna del potere abbaziale sul capo. E’ una bella immagine, naif certamente ma molto più bella e, quel che più conta, autentica perchè scelta dai fondatori del Comune 218 anni fa. Al suo confronto, per la bellezza della semplicità e per la forza evocativa dei simboli che contiene, l’anonimo emblema dei tre colli con albero di castagno e spighe che oggi ci ritroviamo impallidisce, ma in questo campo niente è definitivo…

Il primo sigillo usato dal Comune di Decollatura nel 1802

Il primo sigillo usato dal Comune di Decollatura nel 1802

 

Autografo di Giuseppe Scalzo

Autografo di Giuseppe Scalzo, primo Sindaco di Decollatura

Giuseppe Scalzo era nato a Passaggio il 25 marzo 1759 da Giovan Domenico e Ippolita Renzo (morirà all’età di quasi novant’anni il 24 luglio 1848). Divenuto col tempo un discreto proprietario di terreni e uomo inserito nella struttura di gestione del territorio poichè non solo si occupava delle sue diverse proprietà ma anche degli incarichi amministrativi assunti per conto della Principessa d’Aquino. Era quindi un uomo molto conosciuto e inoltre poteva contare su legami familiari con il notaio Filippo Pirri, un altro protagonista della conquista dell’autonomia amministrativa di Decollatura.

Fascicolo della causa di divisione - Archivio di Stato di Napoli “Atti ad istanza delli Cittadini delli Casali tutti dell’Università di Motta Santa Lucia sotto la denominazione di Decollatura in Provincia di Calabria Citra”

Fascicolo della causa di divisione (Archivio di Stato di Napoli).

E infatti di conquista si deve parlare perchè Decollatura è stato l’unico Comune del circondario ad aver conquistato la sua autonomia non in occasione di revisione dei confini amministrativi che periodicamente si sono avuti o per concessione del re, ma per la determinazione con cui il popolo sostenne la causa di separazione da Motta Santa Lucia.

Il 29 aprile è la data in cui fu stipulato un dettagliato accordo di separazione tra l’Università di Motta Santa Lucia e Giuseppe Scalzo per conto della nascente Università di Decollatura (Università era il vecchio nome dei Comuni). A questa data ancora in effetti il Comune in quanto istituzione non era ancora ufficialmente nato perchè ci doveva essere l’elezione del Sindaco, la nomina del primo e Secondo eletto e, cosa che più interessava al governo centrale, la nomina dell’esattore delle tasse che da quel momento in poi l’Università di Decollatura avrebbe dovuto versare allo stato. Poichè questi adempimenti furono felicemente portati a termine (nel libro racconto come, quando e da chi), la Regia Camera della Sommaria indicò proprio il 29 aprile 1802 come data da cui sarebbe decorsa l’autonomia.

Il marchese Nicola Vivenzio, presidente della Regia Camera della Sommaria che firmò gli atti relativi a Decollatura

Ricordiamo quindi con orgoglio i fasti del passato auspicando che questa ricorrenza del 29 Aprile possa essere presto inserita fra gli appuntamenti fissi dell’Anno Amministrativo, insieme alla Festa del 25 Aprile, del Primo Maggio, del 2 Giugno, del 4 Novembre, del 9 Maggio Festa dell’Europa, della festa del Santo Patrono del Comune del 15 Agosto.

Auguri a tutti i Decollaturesi!

Giuseppe Musolino, ©  29 Aprile 2020




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