Chi segue i miei post sa che qualche settimana fa ho pubblicato una pagina che ho chiamato «Bibliotecaonline» allo scopo di riunire in una biblioteca virtuale tutte le opere scritte da autori di Decollatura (libri e articoli di approfondimento) o aventi come argomento Decollatura. Ebbene, una delle scoperte  — se così si può dire — più interessanti, oltre al sorprendentemente grande numero di “pezzi” fin qui censiti, è la ricorrente presenza del nome della nostra bellissima, celebrata e invidiata Montagna del Reventino nelle pubblicazioni.

La prima, in ordine di tempo, che ha avuto questo nome è stata la rivista settimanale fondata dall’avvocato Rosalbino Cerra (Decollatura 1863-1950) riportante la testata Il Reventino.

il Reventino 1904

Il primo numero, qui sopra riprodotto, uscì il 16 marzo 1904 sebbene il debutto (come si può leggere nell’apertura) fosse previsto per il primo giorno del mese. I caratteri scelti per la testata hanno un vago sapore western ma dopo l’uscita di diversi numeri furono cambiati.

lettera

L’avvocato Rosalbino Cerra aveva iniziato molto presto la sua carriera di giornalista, quando ancora era studente liceale a Napoli. Qui nel 1888 entrò nella schiera dei giornalisti assumendo la direzione di «Parva favilla», periodico scientifico-letterario-artistico stampato nella tipografia di Michele Gambella. Dopo la laurea il legge a pieni voti presso l’Università di Messina e il rientro a Decollatura, la passione per la cultura e la politica lo spinsero a fondare un nuovo periodico al quale diede il nome dell’elemento caratterizzante la vita e la storia di Decollatura.

Il Reventino  aveva un chiaro respiro comprensoriale, regionale se vogliamo, come si deduce dai corrispondenti da molti paesi calabresi ma anche da Napoli da dove giungevano le cronache degli spettacoli tenuti nei principali teatri cittadini. Poi c’erano l’angolo della poesia, la rubrica di grafologia, la corrispondenze sui fatti di cronaca, la piccola posta dei lettori, l’enigmistica, e c’era anche la pubblicità, vera chicca di cui qui di seguito pubblico un esempio.

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Una delle pagine più belle e in sintonia col titolo della testata e delle leggende che da sempre a Decollatura circolano sulla relazione tra le fate e il Monte Reventino, è apparsa nel n. 5 del 9 maggio 1904. Quello che pubblico qui di seguito è l’incipit dell’articolo ma credo che presto lo pubblicherò integralmente perchè so di molte persone interessate a questa leggenda e così potremo leggerne una versione molto autorevole, non solo per la fonte ma anche per i 117 anni che porta sulle spalle.

Le fate

«Il Reventino» fu pubblicato ininterrottamente fino all’avvento del fascismo, ma l’ultimo numero che ho potuto visionare direttamente è del 1910.
Torniamo ora al tema di questo post. Dopo la sospensione delle pubblicazioni del settimanale Il Reventino avvenuta negli anni Venti, per un po’ (salvo scoperte ancora da fare) il Monte scomparve dalle testate delle pubblicazioni, facendovi ritorno però nel 1971. In quell’anno, a settembre, a Decollatura fu pubblicato un numero unico ciclostilato dal titolo Il Reventino ad opera di un gruppo di giovani intellettuali decollaturesi (a questo LINK maggiori dettagli).

Il Reventino 1971

La Presentazione fu affidata a Mario Gallo — futuro saggista storico, docente e dirigente scolastico — il quale rivendicava nel testo il legame di continuità con l’antica pubblicazione, come si può leggere in questo breve estratto:

Presentazione

Il nome del Monte Reventino non ha cessato di ispirare gli autori, come vediamo in quest’altra pubblicazione del 2017 del compianto Nicola Esposito. L’Autore già in precedenza aveva pubblicato altri articoli, in particolare uno dal titolo “Storia di un’iniziativa” sul numero unico «La Tribuna del Reventino», fascicolo del 1970 o 1971 che non sono riuscito a reperire, ma che cito a riprova dell’ininterrotto connubio tra scrittori decollaturesi e la grande montagna. E se proprio vogliamo approfondire, in quell’articolo Esposito parlava dell’iniziativa della nascita del più grande, per non dire unico, esperimento di cooperazione tra produttori agricoli del comprensorio, che doveva sfociare nella nascita di una cooperativa per la produzione e commercializzazione delle patate a cui fatalmente fu dato il nome di Cooperativa Reventinia.

Ma non finisce qui perchè Reventino ha avuto in Decollatura altri numerosi utilizzi nei nomi di imprese ed enti: la gloriosa Tipografia Grafica Reventino, il Moto Club Reventino, Radio Reventino 101 fondata da Mario Perri nel 1976 e oggi sul web, l’officina Autoreventina, il Bar Reventino, l’UCCP del Reventino, il CSM del Reventino, l’Associazione NERS (Nucleo emergenze Reventino-Savuto), l’Associazione Discovering Reventino, l’ANPI Reventino,  il sindacato SPI CGIL – Lega del Reventino,  il Gruppo Quad Falchi del Reventino, il Comitato agricoltori Reventino, per non parlare di tutti i gruppi Facebook che  hanno Reventino nel loro nome e dei quali non è evidente altro riferimento territoriale.  

Radio Reventino

Home page del sito reventino.com

Che cosa sta accadendo? Perché questo toponimo così poco studiato (non dovrei dirlo io ma l’unico studio etimologico attualmente esistente è quello che ho pubblicato nel saggio Decollatura. Volume I) ha avuto un’impennata così vistosa — specialmente negli ultimissimi anni — fagocitando, assorbendo e facendoli scomparire tutti i riferimenti territoriali che appaiono ormai come non politicamente corretti

montidelreventino

La retorica del “fare rete“, “uniti si ottiene“, “la forza sta nell’insieme” e altre amenità del genere, non mi convince. Chiunque analizzi con un po’ di profondità il fenomeno, si rende conto che la “contesa del toponimo“, la strategia di impossessarsi (emotivamente, si intende) di un nome, di un concetto, di un prodotto enogastronomico di eccellenza, in definitiva di una fetta o forse anche di un’intera secolare cultura, è in pieno svolgimento e molti sono quelli che si “consegnano spontaneamente” senza opporre resistenza. Di solito, in lingua italiana, la sineddoche prevede l’uso di una parte per il tutto. Qui sta accadendo il fenomeno opposto: si usa “il tutto“, cioè “Reventino“, al posto della parte. Ma già, qual è questa parte? Per capirlo bisogna usare la vecchia tecnica del «cui prodest?» vale a dire “a chi giova?“. Se ancora non ne veniamo a capo, guardiamo chi danneggia. Non solo il glorioso nome della nostra identità in uso documentato da mille anni non viene più utilizzato da nessun soggetto pubblico o privato nella propria ragione sociale, ma anche l’umile venditore che potevamo incontrare fino a qualche anno fa lungo le strade del lametino per qualificare come di prima qualità il sacchetto di tuberi da 3 kg che proponeva ai clienti, ha definitivamente sostituito la provenienza “di Decollatura” con quello di “silane“. A un amico che mi faceva notare come, secondo lui, quel prodotto non fosse effettivamente di Decollatura, io risposi che probabilmente, anzi sicuramente, aveva ragione ma proprio quella era la nostra forza: finché di un prodotto esiste il falso, l’originale mantiene ancora alto il suo valore.

Concludo parafrasando la mitica scritta che compariva su un muro vicino al vecchio campo sportivo vicino Piazza della Vittoria dico «Riviva la Decollatura dei vostri Padri» e con essa la patata di Decollatura, la soppressata di Decollatura, il fagiolo Monachella di Decollatura, le Fiere di Decollatura, i poeti di Decollatura, i boschi di Decollatura, la lingua di Decollatura, le associazioni di Decollatura, i patrioti di Decollatura, gli alberi monumentali di Decollatura, la Ferrovia di Decollatura, gli svincoli stradali di Decollatura e tanto altro che evito di aggiungere.

Sì alle collaborazioni amicali, porte aperte e pieno sostegno anche nel promuovere e valorizzare le identità altre, ma fare come quel (quasi) volatile che aiuta ad accumulare legna per il forno in vista del Thanksgiving Day, quello — vi prego — proprio no!

© Giuseppe Musolino 2022


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Cari amici,

con grande soddisfazione vi annuncio che questa mattina ho ritirato dalla tipografia le copie fresche di stampa del mio nuovo volume Decollatura. Volume II.

Si conclude così la lunga ricerca che ha visto la pubblicazione del primo volume nel 2017 e a distanza di quattro anni questo secondo corposo testo di 600 pagine che spero sia gradito da tutti gli appassionati di storia.

Indice
Indice

A breve il volume sarà presentato al pubblico e inizierà la distribuzione.


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La giornalista Annarosa Macrì, dalle colonne della sua rubrica “Lettere e interventi” su «il Quotidiano del Sud» di ieri 15 dicembre 2020, ha risposto a una mia lettera che le avevo scritto il 28 ottobre sull’etimologia del nome Decollatura, tra l’altro commentandola con belle parole.

Articolo 15 dicembre 2020

Tutto era nato con un’altra lettera del 1 ottobre, questa volta scritta dall’amico Filippo Cardamone che coltiva una grande passione per Decollatura e la sua storia, il quale confidava alla giornalista la scarsa attenzione dimostrata dai professori di storia dell’Unical — che frequenta come studente-lavoratore — ai suoi quesiti sulle ipotetiche battaglie cui avrebbero partecipato Pirro o forse l’imperatore Ottone. In particolare, Filippo lamentava la non conoscenza di Decollatura tout court da parte del suo docente che, come è nell’immaginario di ogni discente, dovrebbe essere in grado di dare una risposta definitiva a tutte le curiosità dei propri allievi. Rispondeva Macrì che non è possibile conoscere tutto della storia della Calabria e, figuriamoci, del mondo, ma che la questione da lui sollevata avrebbe potuto trovare risposta attraverso la consultazione di qualche buon manuale di storia mentre, avvisa, è meglio lasciar pronunciare su queste cose gli specialisti e non improvvisarsi storici “da bar”.

Lettera di Filippo Cardamone

Passa qualche giorno e ad Annarosa Macrì giunge la lettera del prof. Antonio Zumbo, docente di Storia Romana all’Unical, che si riconosce nel professore di cui si parla e argomenta, un po’ piccato, una risposta che ha destato la mia attenzione. Dunque, afferma il prof. Zumbo, la prima cosa di cui occorre dotarsi è il metodo storico che consente di navigare correttamente tra i testi che hanno affrontato le questioni di nostro interesse. Se lo studente lo avesse fatto, sembra dire Zumbo, non sarebbe incorso nella cattiva interpretazione delle parole dello storico Barrio il quale nel 1571 sembra suggerire (ma è una sua idea) che la battaglia tra Pirro e Mamertini di cui parlano gli antichi Strabone e Plutarco si sarebbe svolta a Decollatura. Si sarebbe dovuta tenere separata la verità del passaggio di Pirro dalla Calabria (lo dice Plutarco) da una battaglia svoltasi a Decollatura (lo ipotizza Barrio). La conclusione per Zumbo è ovvia: non c’è stata nessuno scontro di Pirro con i Mamertini e meno che mai si è svolta a Decollatura, quindi l’etimologia del nome non può in alcun modo poggiare su battaglia sfociata in una serie di numerose decapitazioni (dal sost. latino decollatio = decapitazione).

Lettera del prof. Zumbo

«La città di Decollatura non ha bisogno di fantomatiche battaglie combattute sul suo territorio per nobilitare la sua origine e le sue bellezze paesaggistiche», conclude il prof. Zumbo, chiudendo la questione. Leggendo le due lettere non potevo rinuciare a intervenire per dire la mia visto che all’etimologia di Decollatura ho dedicato molte pagine del mio saggio Decollatura. Volume I del 2017. Non solo non sarebbe stato educato nei confronti della giornalista che ha pubblicato due lettere sull’argomento, ma nemmeno nei confronti del prof. Zumbo il quale, se riterrà, potrà continuare l’interessante discussione.

La mia risposta l’avete potuta leggere nell’articolo in cima a questa pagina ma lo riporto qui di seguito nella sua versione integrale (la giornalista ha dovuto sintetizzarlo per motivi di spazio; QUI potete trovare il testo originale):

Gentile dott.ssa Annarosa Macrì,
Le scrivo da Decollatura, nome sulla cui etimologia è recentemente intervenuto il prof. Zumbo con una lettera in risposta a un suo “maturo” studente, Filippo Cardamone che conosco personalmente. Io sono nato e vivo a Decollatura, dove ho portato avanti contemporaneamente il mio lavoro di docente (da due mesi in pensione) di Matematica e fisica nel Liceo e la ricerca nel campo storico. Quest’ultima attività mi ha spinto a pubblicare alcuni saggi – su Michele Pane e sulla storia del territorio – nonché a essere propulsore dell’avvio di ricerche archeologiche che hanno dato risultati sorprendenti. Tornando al tema dell’etimologia di Decollatura, sembra proprio di essere davanti a un mistero. Anch’io ritengo che l’origine del nome non abbia niente a che fare con decapitazioni o con Pirro, finora le principali ipotesi in campo. Escludendo le ipotesi fantasiose sulla derivazione del nome da Thurii, de collis ituri, ecc. non rimaneva alcuna altra possibilità. A questo è dovuto lo sgomento di Cardamone davanti all’assenza di risposte certe, o almeno di buone ipotesi alternative, quelle che in qualche modo si aspettava di trovare nel mondo universitario cui con tanta fiducia si era rivolto affrontando i disagi dei frequenti spostamenti. Anch’io avrei auspicato un maggiore interessamento sul territorio da parte del mondo accademico, magari attraverso l’assegnazione di tesi agli studenti oppure di un intervento diretto, ma purtroppo ancora si è visto poco. Spinto dalla necessità, ho seguito una strada diversa. Al metodo storico secondo cui prima di ipotizzare o pronunciarsi su qualcosa bisogna imbattersi in un testo o in una ceramica che manifestino un dato incontrovertibile, ho preferito il metodo scientifico, quello che mi viene dagli studi e dalla laurea in Fisica, secondo il quale le scoperte si fanno partendo da ipotesi prodotte sulla base dell’osservazione e della propria capacità di vedere nessi tra i vari elementi, anche quelli prima trascurati, poi andando a cercare le conferme.
Ecco quindi che in un mio volume pubblicato nel 2017 ho esposto un’ipotesi di lavoro che qui riassumo brevemente. Parto dalla constatazione che la peculiarità alla base della prima occupazione del territorio di Decollatura è proprio la sua posizione di controllo dell’accesso al valico che mette in collegamento il golfo di Lamezia e l’entroterra della pre-Sila e la stessa Sila. Non c’è un modo agevole per raggiungere velocemente il Tirreno senza passare da Decollatura, nemmeno per i Canadair che d’estate vediamo solcare il nostro cielo. Il controllo del territorio e del valico sono dunque, con tutta evidenza, l’elemento fondativo alla base dei primi insediamenti di Decollatura. Se fosse così, è in questa direzione che si trova la soluzione etimologica del suo nome. Passando alla fase della verifica dell’ipotesi, osserviamo che esiste l’antico quartiere Passaggio, così chiamato proprio perché lì, fino al 1792, il feudatario imponeva il pagamento di un tributo per il transito in direzione di Nicastro, e quindi del Tirreno, e che appaltava a terzi per 74 ducati annui. È chiaro che doveva essere un punto obbligato di transito perché, se ci fossero state strade alternative, tutti avrebbero evitato il pagamento. Il passaggio da Decollatura di Carlo V nel 1535, la strada postale Cosenza-Nicastro parte della Napoli-Reggio che ha lasciato traccia nel toponimo “Via dei Cavallari”, i ritrovamenti di resti di ceramiche risalenti al periodo greco-romano nelle vicinanze, le ceramiche a impasto ancora più antiche, i resti di una strada (forse romana), il toponimo “Piano Romano” esteso a tutta la zona di cui sto parlando, il toponimo Reventino – di cui Decollatura è la porta di accesso – mai affrontato dal mondo accademico ma probabilmente connesso con un Repentinus romano, la presenza di un grandissimo numero di pietre coppellate soprattutto nei pressi dei percorsi di montagna, sono tutte testimonianze che da qui si doveva necessariamente passare e che a qualcuno “piaceva” controllare chi lo faceva. Per chiudere il cerchio occorreva cercare e trovare un nesso tra questa caratteristica fondativa di Decollatura e il suo nome, cosa cui credo di essermi avvicinato molto considerando che l’antico nome del tributo per il passaggio è corretura, quindi il nome alternativo del quartiere di cui sopra, anzi quello precedente esteso in senso lato a tutto il territorio, sarebbe stato Corretura. Chi conosce l’utilizzo antico delle abbreviature nella lingua scritta (diplomi, pergamene, atti giuridici) sa che per leggerle e sciogliere correttamente un testo è necessario conoscere la parola intera altrimenti si interpreteranno le poche lettere scritte con la parola sbagliata. Eccoci arrivati alla parte finale del mio ragionamento: qualche copista che non conosceva la parola corretura e quindi neanche de corretura scritta omettendo lettere e inserendo trattini, punti o tilde, nello sciogliere qualcosa contenente di leggibile forse solo un “de” iniziale o un “ra” finale abbia pensato a decollaturam, suggestionato dalla somiglianza con quanto capitato a san Giovanni, come chi era abituato a leggere libri religiosi, specialmente se era un frate conventuale. Ecco quindi l’equivoco che avrebbe dato origine al nome di Decollatura, ipotesi da perfezionare e da verificare ulteriormente ma non sottovalutare perché, come ha avuto il coraggio di scrivere Roberto Spadea nella Prefazione al volume “1a Carta archeologica del territorio di Decollatura”, nel 1982 si era sbagliato nel classificare come poco interessanti i resti di una sepoltura ritrovata fortuitamente a Decollatura in occasione di lavori agricoli, poi dimostratasi essere parte di un ampio contesto romano e magno-greco. La prova regina alla mia ipotesi sarebbe il ritrovamento di una pergamena originale risalente, per esempio, agli anni intorno al 1000-1200 in cui fosse presente il nome Decollatura e vederne la scrittura abbreviata. Queste pergamene esistevano ed erano relative agli atti di donazione di terreni posti a Decollatura all’Abbazia di Corazzo, giunte fino a noi solo in copie del ‘600, quindi con la lettura fattane dai monaci dello scriptorium della stessa abbazia. Chissà che prima o poi non si trovi qualcosa, ora che, secondo la mia ipotesi, sappiamo cosa cercare.
Nel salutarla cordialmente e ringraziarla per l’ospitalità, mi unisco volentieri alla sua richiesta di “assoluzione” per lo studente Cardamone.
Giuseppe Musolino, Decollatura

Spiego il senso della lettera. Parto innanzitutto dichiarandomi d’accordo col prof. Zumbo (non che questo possa contare qualcosa, certo!) perchè il nesso tra la cruenta battaglia e l’etimologia di Decollatura non esiste e anch’io penso che qui non ci sia stata nessuna decapitazione. Ma — e qui vengo alle ragioni dello studente — perchè non ci viene proposta una soluzione alternativa? Di chi dovrebbe essere il compito di provare a tirare fuori un’ipotesi etimologica alternativa e accademicamente corretta, prodotta da chi sa di latino, di greco e di tutte le lingue antiche? Lo stesso prof. Zumbo la definisce una vexata quaestio risolta da tempo. Lui si riferisce alla battaglia mai avvenuta, e siamo d’accordo, ma rimane aperta l’etimologia di Decollatura, quella su cui in genere si preferisce glissare. Certo, è un terreno scivoloso: si rischia di sbagliare o commettere qualche gaffe e quindi gli storici di professione cercano, se possono, di evitare di pronunciarsi. Noi, che storici di professione non siamo ma solo appassionati ricercatori e innamorati della nostra terra, siamo dovuti uscire allo scoperto e, se devo dirla tutta, i risultati non sono mancati, se non in questo specifico aspetto almeno su molti altri. 

Alcuni esempi di abbreviature

Alcuni esempi di abbreviature (da Wikipedia)

 

Manoscritto del XVI secolo

Esempio di abbreviature: Manoscritto del XVI secolo

Venendo all’etimologia di Decollatura e rimandando, per chi avesse voglia di leggere un libro, al mio volume, credo possa bastare la sintesi presente nella lettera ad Annarosa Macrì. Non mi dispiacerebbe avere osservazioni in merito, anzi ne sarei felice, se servissero a portarci ancora più vicino alla verità.

Giuseppe Musolino

Decollatura, 16 dicembre 2020




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