Proposte per il PSC di Decollatura

Lo scorso 20 aprile 2012 si è svolto nel Palazzetto dello Sport di Decollatura un pubblico tra l’Amministrazione Comunale, il gruppo di progetto incaricato della redazione del Piano Strutturale Comunale (PSC) e i cittadini. La partecipazione era stata sollecitata anche con un manifesto e quindi non ho mancato di prendere parte all’incontro.

Avviso PSC Decollatura

Durante la fase degli interventi del pubblico, ho svolto un intervento in cui, partendo da una ricostruzione storica dei principali passaggi attraverso cui si è costruita l’identità decollaturese, sono giunto all’individuazione di alcune delle priprità di cui auspico si possa tenere cont nella redazione dell’importante strumento di sviluppo del paese.

Ecco qui di seguito il testo di cui nell’intervento, per motivi di brevità, avevo esposto solo le parti essenziali:

Oggetto: Contributo al dibattito sul PSC

 Il momento in cui ci troviamo, con riferimento alla redazione del PSC, è uno dei più importanti della secolare storia di Decollatura. Le ragioni su cui poggia quest’affermazione costituiscono l’oggetto della presente memoria che viene indirizzata a coloro che hanno, insieme agli organi democratici preposti all’approvazione del Piano, la responsabilità di compiere le scelte più adeguate alle sfide del futuro.

Per poter prendere le migliori decisioni su come indirizzare lo sviluppo del paese non si può prescindere dal riflettere su alcune questioni di carattere storico che ripercorrono le fasi attraverso cui è avvenuta la costruzione del paese.

  1. All’inizio, per un periodo lunghissimo, sorgono gruppi isolati di abitazioni rudimentali e temporanee. L’ubicazione avviene nelle alture e nei pressi dei campi da coltivare. Fondamentale anche la presenza di sorgenti, scavate dall’uomo.
  2. I singoli caseggiati in cui si erano sistemati i primi gruppi familiari, si ingrandiscono e acquisiscono la configurazione di villaggi. Passati alle costruzioni, almeno parzialmente in muratura, alcune “cascine” non sortiscono sviluppo ulteriore, altre vedono la crescita con altre costruzioni attaccate alle precedenti, e così via.
  3. Con la crescita dei villaggi sparsi si rende necessaria la costruzione di una specifica identità di zona (Cerrisi, Adami, Casenove, ecc.). Il ruolo di centro viene assunto dal villaggio che aveva avuto le maggiori opportunità di sviluppo.
  4. Il villaggio polo, che assume tale ruolo per la sua propria dimensione, passa da primus inter pares a frazione del Comune di Decollatura (dal 1802).
  5. Rivendica il diritto di avere la sua chiesa, poi ne rivendica il diritto a diventare parrocchia.
  6. Intorno alla chiesa nasce la piazza; poi i piccoli negozi. I maggiorenti vi costruiscono le migliori case.
  7. Rimane una viabilità primitiva: strade poco comode, problema di attraversamento dei fiumi. In pratica, le frazioni vivono pressoché isolate.
  8. Ma ciò non è un problema poiché ogni cittadino trova nella sua frazione tutto ciò che gli serve: battesimo, scuola, matrimonio con ragazza del luogo, casa, lavoro nei campi che afferiscono a quella frazione, morte e seppellimento nella propria chiesa.
  9. Anche la dichiarazione all’anagrafe comunale dei nuovi nati avviene nelle mani dell’amministratore di riferimento in quella frazione. I singoli fascicoli dei registri anagrafici vengono poi raccolti e rilegati in un unico volume come li possiamo vedere oggi.
  10. La costruzione delle case avviene secondo le regole del diritto di superficie romano: il proprietario di un terreno può – per il fatto stesso di averne la proprietà – edificarvi la sua casa. Gli unici limiti sono quelli determinati dai diritti dei vicini. In questo modo sono state costruite le case dei centri storici. Vi trovavano posto anche baracche, pagliai, metati, ecc, spesso anche nelle immediate vicinanze delle case.
  11. Le case erano disposte comunque quasi sempre in agglomerati di forma allungata in modo tale da consentire a tutti un veloce accesso a un fondo, prossimo alle case nella parte posteriore, da adibire a orto e stalla. Non sarebbe stato possibile in queste condizioni creare abitati della forma quadrata (come quelli degli urbanisti greci o romani).
  12. Tutte le costruzioni di nuove case, quando proprio erano necessarie, avvenivano nella prossimità di quelle preesistenti in modo da diminuire le spese per i muri comuni (si arrivava a condividerne tre) e per godere dei vantaggi e della sicurezza offerta dalla presenza degli altri abitanti.
  13. Alla fine dell’Ottocento, amministratori saggi e lungimiranti, crearono nuove strade e costruirono ponti, con il solo fine però di collegare agevolmente le frazioni.
  14. Le nuove strade quindi non hanno aperto territorio per l’edificazione, come è visibile ancora oggi: nessuna (o pochissime) case sulla via Cerrisi-Casenove, nessuna casa (qualcuna solo oggi) sulla Casenove San Bernardo, quasi nessuna sulla Passaggio-Cerrisi da via Iuliano, ecc.
  15. Ecco perché c’è una penuria di terreni edificabili a Decollatura. Ciò ha obbligato negli anni passati all’espansione abnorme delle abitazioni verso le periferie del paese.
  16. Emblematico è il caso della scelta dell’ubicazione del cimitero fatta alla fine dell’Ottocento: si volle bloccare l’unificazione di Praticello con Casenove, nell’unica zona che forse, per la sua conformazione, avrebbe consentito un agglomerato compatto e capace di ospitare moltissime abitazioni.

Tutte le considerazioni sopra esposte riguardano il passato.

Sono state esposte al solo fine di tenere ben presenti gli errori e le cose buone del passato per capire di che cosa c’è bisogno per il futuro, senza ripetere esperienze negative.

La redazione del PSC deve offrire alla cittadinanza una prospettiva di sviluppo, deve indicare verso dove si vuole andare per consentire di programmare investimenti e assumere decisioni consapevoli.

La prima necessità che tutti sentono come inderogabile è quella che Decollatura ha bisogno di un luogo di aggregazione che svolga per l’intero comune il ruolo che fino a quarant’anni fa hanno svolto le piccole piazze per le singole frazioni e di cui si è già parlato. 

Non è più possibile che la società civile non abbia un luogo fisico in cui incontrarsi, passeggiare, passare qualche ora di svago incontrando gli amici e fare nuove conoscenze. Non si può affidare questo compito ai freddi sedili di pietra posti davanti ai bar, senza alcun sentore, non dico di eleganza, ma neanche di confort essenziali che riparino dalla pioggia e dal gelido vento invernale. Né soluzione possono essere le conversazioni effimere svolte da finestrino a finestrino tra le macchine parcheggiate nei pochi spazi disponibili! Non possiamo condannare i nostri giovani, che pure hanno visto paesi e città più grandi e meglio organizzati (pensiamo agli studenti universitari o a quelli che per turismo o vacanze studio sono andati all’estero) a vivere con disagio e frustrazione la vita nel loro paese.

E si badi bene che non si tratta di un puro bisogno effimero di luoghi d’evasione perché, per chi ancora non se ne fosse accorto, la lotta contro il declino demografico di un paese avviene anche ponendosi come punto di riferimento appetibile per quanti sono alla ricerca di un luogo dove vivere fissandovi la residenza e contribuendo alla stabilizzazione della popolazione (lasciamo da parte, in questo contesto, il problema lavoro).

Per secoli Decollatura ha importato residenti dai paesi limitrofi come Conflenti, Motta, Platania, Serrastretta e così via, che trovavano nel nostro paese occasione di sistemazione abitativa e lavorativa. Mai prima d’ora una coppia di giovani sposi formata da un decollaturese e una giovane di un altro paese (o viceversa) avrebbero pensato di fissare la residenza altrove se non a Decollatura, determinando l’incremento dei residenti e quindi dell’economia legata ai servizi e ai consumi.

Oggi sta accadendo che paesi con una maggiore attrattiva (naturalmente in termini relativi, perché non ci stiamo certamente confrontando con Via Veneto a Roma e nemmeno con Corso Mazzini a Cosenza) si pongano come alternativa alla residenza a Decollatura. Questo comporta l’abbandono delle case, la diminuzione degli abitanti e dei nuovi nati che dovrebbero compensare i decessi.

In definitiva il crollo economico di un paese!

Ecco perché è necessario creare il luogo della socialità.

LA NUOVA PIAZZA DI DECOLLATURACome potrebbe essere questo luogo? Questo è ciò di cui si debbono occupare i professionisti che hanno competenze specifiche in materia, guidati dagli amministratori. A questi tocca il compito di raccogliere le istanze della popolazione, captarne gli umori, interpretarne i desideri e i sogni e, se possibile, lavorare per la costruzione di una identità condivisa; a quelli il compito di tradurre in pratica le indicazioni, proponendo soluzioni innovative, coraggiose, sicure e lungimiranti,

In ogni caso le alternative fra cui scegliere non sono molte potendo concepirsi il luogo di cui trattasi secondo la modalità “lineare” (il corso) con i marciapiedi per il passeggio ai lati su cui si affacciano i negozi ubicati al piano terra degli edifici da costruire, oppure una piazza chiusa, di forma ellittico-circolare oppure rettangolare, con gli eventuali porticati sotto cui collocare i marciapiedi per il passeggio.

La piazza che si verrebbe a creare al centro sarebbe il luogo ideale per il tempo libero, manifestazioni, concerti all’aperto, ecc. Inoltre questa soluzione chiusa avrebbe il vantaggio di offrire protezione dai venti freddi che nella nostra zona sarebbe particolarmente utile per estendere la fruibilità del luogo.

Dove collocare la piazza? A questa domanda si dovrebbe rispondere tenendo conto dei luoghi, dell’edificato esistente, della vocazione delle frazioni, della baricentricità.

In definitiva non si dovrebbe andare molto lontano dalla congiungente San Bernardo-Casenove. Le altre frazioni non verrebbero affatto sminuite da ciò perché, come accade per tutte le cittadine del mondo, l’effetto trainante di un luogo trasmette benefici a tutti gli altri. In definitiva, non tutti dovrebbero abitare sulla piazza ma tutti quelli che vogliono possono andare in quel luogo sapendo di trovarvi socialità e occasioni di svago.

Naturalmente si dovrà tenere conto dei quanto necessario a servizio della piazza: area parcheggi, vicinanza mezzi di trasporto pubblici, servizi commerciali, ecc.

PENSARE AL FUTURO

Sebbene in questa fase ci si debba occupare di questioni di carattere generale, è bene che fin d’ora si pensi a porre in essere norme che non precludano scelte future. Fra questi occorrerà pensare a:

  • Protezione del paesaggio: prevedere l’inedificabilità per zone ubicate ad altitudini tali da compromettere la skyline
  • Valorizzare la componente fluviale del paesaggio, attualmente completamente sottomessa agli altri elementi urbanistici poiché ancora inquadrata nell’ottica di nemico da combattere e ostacolo da superare. Invece, come in esempi a tutti noti, i fiumi possono essere valorizzati in parchi fluviali di realizzazione non costosa, eventualmente abbinati a piste ciclabili o altro ancora.
  • Lotta contro il consumo di territorio. È questo uno dei temi più importanti da affrontare poiché, per come detto in precedenza, l’assenza di strade di Piano che avrebbero concentrato il nuovo edificato in ben precise zone, si è assistito ad una espansione incontrollata delle abitazioni in zone lontane, senza servizi, anzi dove l’erogazione di servizi pur necessari (acqua potabile, fogna, raccolta rifiuti, illuminazione pubblica, ecc.) avviene con costi altissimi. Si deve arrestare l’estensione dell’abitato visto anche che la popolazione non subisce aumenti. Ciò non significa che le cosiddette ex “frazioni” non debbano godere di possibilità di espansione, tutt’altro. Dove già sono presenti agglomerati deve essere garantita ai residenti la possibilità di ampliare e aggiungere costruzioni, sempre però tenendo presente che non si deve consumare altro territorio.
  • È naturale che all’interno del PSC debbano essere riconsiderate le norme che regolano gli interventi nei centri storici, cioè norme che consentano la rigenerazione dell’abitato se non si vuole consumare altro territorio. Nel recente passato norme troppo severe sui centri storici – che in pratica hanno vietato qualsiasi intervento – ha spinto le persone che pure, per affezione verso la casa degli avi, avrebbero voluto continuare ad utilizzarle, a spostarsi verso la periferia, ricorrendo ai finti fabbricati rurali pur di poter avere una casa dimensionata per le nuove esigenze abitative. Il voler necessariamente conservare tutto ha portato all’abbandono delle case che già le cominciamo a vedere crollare. Già cominciamo ad essere un paese “transennato”. Occorre invece, con opportune indicazioni tecniche e adeguati controlli e anche facendo leva sulla fiscalità, agevolare il riutilizzo dell’abitato storico ottenendo il triplo scopo di rivitalizzare i centri storici, fermare il consumo di territorio e consentire il risparmio economico delle famiglie. La mano d’opera necessaria per le ristrutturazioni potrebbe essere facilmente fornita dalle piccole ditte di artigiani del territorio, migliorando quindi anche l’occupazione. Dal punto di vista fiscale si dovrebbe intervenire, come già accade in altri paesi, sul fatto che consumare nuovo territorio determini oneri maggiori che il riutilizzo o il compattamento dell’abitato.
  • Intervenire sull’aspetto esterno degli edifici. Dopo che, ormai da tempo, ci siamo liberati dell’orribile tradizione di lasciare incompleto l’esterno degli edifici, oggi stiamo assistendo all’esercizio dell’arbitrio più totale nella scelta dei colori esterni per le abitazioni. Non deve essere consentito usare colori più adatti alle arnie delle api o alle vecchie barche delle marine che alle case di un pacato e lindo paesello di montagna.

CONCLUSIONE 

In conclusione voglio dire che mi aspetto molto da quanto potrà uscire da questo Piano. La situazione di Decollatura, nonostante quanto detto in precedenza, è ancora ben recuperabile dal punto di vista urbanistico. Una certa “elasticità” adottata da tutte le Amministrazioni non ha portato a “scempi” o a speculazioni private irrimediabili, e quindi ci sono tutti gli elementi per dare un nuovo impulso al territorio motivando gli abitanti ad uno scatto d’orgoglio per un Rinascimento che tutti stiamo aspettando.

 


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